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OPERATORI PROFESSIONALI IN ORO, SOGLIA D’ACCESSO ALL’ALBO RIDOTTA – Leggi l’articolo a cura del dott. Nunzio Ragno

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Articolo su Eutekne a cura del dott. Nunzio Ragno


Uno dei requisiti fondamentali previsti dalla L. 7/2000, all’art. 1, comma 3, per l’iscrizione all’Albo degli operatori professionali in oro, tenuto da Banca d’Italia-UIF, è il capitale sociale interamente versato non inferiore a quello minimo previsto per le società per azioni, oltre alla forma giuridica di società di capitali, all’oggetto sociale specifico, lettere a) e b) del comma 3, art. 1, e ai requisiti di onorabilità in capo agli amministratori previsti dagli artt. 108, 109 e 161, comma 2, del DLgs. 385/1993.

Le aziende primarie del settore dell’oro, commercianti e affinatori di oro da investimento e materiale d’oro, quindi, per poter avviare la propria attività tipica devono necessariamente far richiesta di iscrizione all’Albo degli operatori in oro tenuto dalla UIF che, previa verifica dei requisiti soggettivi ed oggettivi in capo alla società richiedente, autorizza l’esercizio dell’attività con la comunicazione di avvenuta iscrizione nell’elenco degli operatori professionali e relativa attribuzione di un numero identificativo.

A partire dall’introduzione della L. n. 7 del 17 gennaio 2000, che sancisce la liberalizzazione del commercio dell’oro, di cui alla stessa legge, con l’eliminazione del monopolio detenuto dalla Banca D’Italia, fino all’introduzione della modifica dell’art. 2327 c.c., il capitale sociale minimo richiesto, interamente versato, non poteva essere inferiore a 120.000 euro.

Limite finanziario che ne ha, di fatto, impedito l’accesso a diversi soggetti impossibilitati a disporre di tali disponibilità di somme di danaro. Capitale sociale che, per effetto dell’introduzione del decreto “Competitività” n. 91/2014 convertito con L. n. 116/2014, è stato ridotto da 120.000 euro a 50.000 euro con le previsioni dell’art. 20, comma 7 del DL 91/2014 che ha variato l’art. 2327 del c.c. in materia società per azioni. Da tale ultima previsione normativa, e dal combinato disposto dell’art. 2327 c.c. e del comma 3, dell’art. 1, L. 7/2000, ne consegue che, fermo restando il possesso degli altri requisiti previsti dalla medesima norma, ora è possibile iscriversi all’Albo tenuto presso la Banca d’Italia, per l’esercizio dell’attività di commercio, lavorazione, trasformazione e affinazione dell’oro e del materiale d’oro, quando in possesso di un capitale sociale minimo pari a 50.000 euro interamente versato.

Effettivamente, le variazioni apportate dal DL n. 91/2014 all’art. 2327 c.c. hanno eliminato, di riflesso, un rilevante limite di accesso all’esercizio del commercio dell’oro fino e del materiale d’oro di cui all’art. 1 della L. 7/2000, per cui, tale riduzione del capitale sociale minimo imposto per le spa, (rif. comma 3 art. 1 L. 7/2000), ha avuto l’effetto di “liberalizzare”, ulteriormente, il mercato dell’oro che fino al 2000 era di esclusiva competenza e prerogativa di Banca d’Italia.

Inoltre, tutto ciò non può non ripercuotersi sulle disposizioni contenute nel Ddl. S.237 e suoi emendamenti, concernenti la regolamentazione della tracciabilità in materia di oro e di oggetti preziosi usati, all’esame della Commissione Industria, commercio, turismo del Senato, che ha previsto per l’esercizio del commercio degli oggetti preziosi usati da parte del “Compro Oro” un capitale sociale minimo di 40.000 euro emendato a 60.000 euro. Naturalmente, tale soglia ridotta rispetto a quella già prevista per gli operatori professionali in oro (120.000) andrebbe ulteriormente proporzionata a quella attualmente corrispondente a 50.000 euro. Per lo più, ci sarebbe da aggiungere che mentre il decreto “Competitività” è volto a semplificare e snellire lo svolgimento delle attività di impresa dalle eccessive limitazioni e condizionamenti oggettivi, il testo base del Ddl. S.237 e suoi emendamenti, nel dettare i requisiti di forma giuridica e capitale sociale minimo per l’accesso a tale pratica commerciale, non fa altro che porre condizionamenti che rischiano di risultare anacronistici, antiliberalizzazione e avversi ad una economia globalizzata e di libero mercato.

Altro effetto di rilievo del DL 91/2014 è stata l’abrogazione del comma 2, dell’art. 2477 c.c., con cui la previsione di legge collegava l’entità del capitale sociale con l’obbligo di nomina dell’organo di controllo. Questo vuol dire che la misura del capitale sociale delle srl non incide più sull’obbligo del medesimo organo di controllo per una srl. Naturalmente, ai fini di una corretta applicazione della norma, bisognerebbe verificare, caso per caso, il contenuto dello statuto sociale, e tenendo in debito conto la espressa previsione di nomina del medesimo organo quando il capitale è pari o superiore a quello minimo previsto per le spa (ora 50.000 euro), salvo modifica dello statuto.

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