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MATERIE PRIME, CRESCE LA DOMANDA NEL POST BREXIT. ORO VERSO QUOTA 1.400 DOLLARI

FINANZA.COM

Il Bloomberg Commodity Index è aumentato del 13% nel secondo trimestre, con le materie prime che hanno superato le performance di azioni, obbligazioni e del dollaro, segnando così il migliore trimestre dal 2010 e sancendo un rinnovato interesse per le materie prime dopo anni di eccesso di offerta e prezzi deboli. “La domanda in tutti i settori delle materie prime, a eccezione del grano, è aumentata in seguito al voto Brexit del 23 giugno – commenta Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di Saxo Bank – Il record negativo dei rendimenti dei titoli obbligazionari, conseguenza delle speculazioni relative a possibili nuove azioni della Banca Centrale, ha supportato i metalli di tutti i tipi. Lo zucchero e il caffè hanno trovato supporto in Brasile, mentre il petrolio si è stabilizzato dopo la stretta iniziale e il gas naturale si è ristabilito su fondamentali migliori”. Di conseguenza le scommesse al rialzo sulle materie prime hanno raggiunto il punto più alto degli ultimi due anni. “Gli hedge fund – dice Hansen – sono stati grandi acquirenti di materie prime durante il trimestre. In particolare, le posizioni lunghe nette in WTI e Brent, oro, soia, mais e zucchero hanno rappresentato il 78% del totale”.

Secondo Hansen il ribilanciamento del petrolio è ben avviato, mentre gli investitori sono ora alla ricerca dei metalli, che rappresentano un porto sicuro contro le turbolenze del mercato e i timori legati all’aumento dell’inflazione. “Ci attendiamo che il prezzo del greggio continui a lavorare lateralmente anche le prossime settimane – spiega lo strategist – Il contango, che riflette un mercato caratterizzato da eccesso di offerta, è cresciuto ulteriormente. E ciò dimostra che il mercato sta creando spazio per l’arrivo di barili dalla Nigeria e dal Canada”. Inoltre le preoccupazioni relative all’impatto della Brexit sulla crescita della domanda e la debole crescita globale, dovrebbero contribuire a limitare il rialzo durante il terzo trimestre. Quanto al gas naturale è aumentato del 20% nell’ultimo mese e il rally del secondo trimestre è stato il più intenso dal 2000. “L’aumento della domanda legato al clima caldo, insieme a varie interruzioni delle forniture, sono stati la causa dei cali nelle scorte superiori alle attese – spiega Hansen – Le scorte totali per questo periodo dell’anno rimangono le più alte da almeno dieci anni e questo solleva la questione sul fatto che sia probabilmente troppo presto per sfidare il mercato a 3 $/therm”.
Oro, argento e platino
Ma sono i metalli preziosi le materie prime più interessanti. La domanda degli investitori di oro, attraverso prodotti negoziati in Borsa, è aumentata di circa 50 tonnellate in seguito al voto inglese. “L’interesse per i futures sull’oro COMEX ha toccato il punto più alto degli ultimi sei anni e gli acquisti continuano nonostante il grande aumento della domanda da parte degli hedge fund prima del voto”, dice Hansen. L’oro ha poi vissuto una settimana di consolidamento in seguito all’ultima ondata di rialzo. Questo ha determinato, per gli investitori, una ricerca del valore relativo tra gli altri metalli. “Valore che hanno trovato nell’argento, che rimane relativamente economico rispetto alle medie di lungo periodo, e nel platino, dove lo sconto rispetto all’oro aveva raggiunto il livello record di 350 dollari l’oncia”, dice Hansen. Che aggiunge: “Nonostante la richiesta e il posizionamento per i metalli preziosi siano già elevati, il quadro complessivo rimane favorevole: il rallentamento della crescita, il potenziale per una politica monetaria ancora più semplice e il record negativo dei rendimenti obbligazionari hanno contribuito infatti a creare una domanda forte e costante da parte di investitori con denaro reale”.
Come spiega lo strategist, lo slancio positivo dell’oro continua ad attrarre hedge fund e CTA attraverso i futures. “Questi investitori hanno una maggiore sensibilità nei confronti dei movimenti sfavorevoli, ma avendo visto un supporto mantenuto a 1.305 dollari, questi trader non hanno trovato nessun motivo per alleggerire una posizione lunga che rappresenta già un record”, dice Hansen. Che aggiunge: “Finché i tre driver sopracitati continueranno a comportarsi in questo modo, dovremmo assistere a un generale supporto per il settore e questo dovrebbe spingere l’oro verso 1.400 dollari nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”. Quanto all’argento, il rapporto con l’oro (che misura il numero di once di argento necessarie per comprare un’oncia di oro) ha raggiunto un picco post-crisi dal 2008, toccando 83.5 lo scorso marzo. Da allora un miglioramento delle condizioni della domanda ha portato il rapporto a scendere fino a 69, valore più basso dal 2014. “Essendo la media di lungo periodo di questo rapporto pari a 60, l’argento potrebbe continuare a sovraperformare”, conclude Hansen.

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