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IL SOLE 24 ORE: “I COMPRO ORO LANCIANO L’ALLARME SUI CONTI CORRENTI” – Leggi l’intervista del dott. Ragno

Allarme conti correnti per i circa 3mila esercenti di compro-oro iscritti all’Oam (Organismo degli agenti e dei mediatori creditizi). Il corto circuito scaturito tra le nuove regole antiriciclaggio e le policy di molte banche – tra cui i più importanti istituti – sta infatti determinando una chiusura seriale dei vecchi conti correnti da un lato, come previsto dal Dlgs 92/17, e il contestuale rifiuto di apertura di nuovi conti dedicati, punto fermo delle nuove regole. Le difficoltà degli operatori, molti di quali stanno rischiando la chiusura, è emersa a margine di un convegno di Antico (Associazione nazionale tutela il comparto oro) di ieri a Bologna. «Da due mesi abbiamo aperto un tavolo di discussione con Abi, associazione bancaria italiana – dice il presidente Nunzio Ragno, commercialista – confidando di trovare una soluzione tempestiva e definitiva a un problema che, in questo momento, è di sopravvivenza per migliaia di imprese».

Il Dlgs 92/17, parallelo ed entrato in vigore lo stesso giorno del recepimento della IV direttiva antiriciclaggio, ha opportunamente stretto i controlli su un settore obiettivamente esposto al rischio di riciclaggio, istituendo il registro degli operatori e prevedendo, soprattutto, l’obbligo di un conto corrente dedicato per la piena tracciabilità delle operazioni professionali. Il problema è sorto però in coda, perché la quasi totalità delle banche (tra il 70 e l’80% secondo un sondaggio di Antico) ha imboccato un percorso estremamente prudenziale, non solo chiudendo i conti misti ma impendendo di fatto l’apertura di un canale dedicato. «Finora la posizione degli istituti è stata di opporre il proprio status di azienda privata per escludere del tutto questa clientela – dice Nunzio Ragno, presidente di Antico -, una posizione che però non possiamo per nulla accettare e sulla quale stiamo discutendo».

Secondo Ragno, a orientare le banche verso l’uscita da questo mercato sarebbe stata un’analisi Bankitalia che aveva classificato «attività ad alti fattori di rischio» i compro-oro. Questo però, a giudizio di Antico, avrebbe dovuto portare più semplicemente all’adozione di misure di rafforzata verifica della clientela, proprio in applicazione del Dlgs gemello sulla IV direttiva, non invece a una chiusura su tutto il fronte con lo stop bancario all’intero settore che conta un indotto di poco più di seimila addetti.

Antico sta provvedendo in queste settimane all’invio di questionari sull’intero territorio nazionale e alla predisposizione di modulistica per risolvere le “incomprensioni” , «ma siamo disposti ad arrivare fino all’arbitrato bancario finanziario (Abf) per risolvere una grave crisi scaricata sul sistema da un’errata applicazione di norme», chiosa il presidente dell’associazione del comparto. Del resto la scelta della minoranza di istituti – a esclusione però dei più importanti player del mercato, a cominciare da UniCredit, Intesa e Poste – di continuare l’operatività, ovviamente dedicata, dei compro -oro, dimostra che una soluzione è possibile. Resta ovviamente la piena facoltà della banca, prima ancora che l’obbligo, di non consentire l’apertura del conto all’esito dell’adeguata verifica rafforzata, basata sia su elementi soggettivi oltrechè oggettivi , geografici e così via.

Il Sole 24 Ore (1.0 MiB)

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