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IL PICCOLO RISPARMIATORE ACQUISTA DIAMANTI INVECE DEI BOND

ILSOLE24ORE

Chi ha paura delle incertezze di Borsa? Più o meno tutti quelli che ci investono i risparmi, è la risposta più scontata. Ma chi vuole saperne di più sulle paure dei risparmiatori, farebbe bene a dare un’occhiata alle vendite di oro e diamanti da investimento: sul metallo giallo, bene rifugio per eccellenza, c’è poco da dire vista la corsa del prezzo all’oncia al fixing del Comex. Sui diamanti da investimento vale il contrario: dieci anni fa era un mercato inesistente, mentre ora sembra addirittura far concorrenza ai titoli di Stato.

In Italia, dove i Bot a tasso zero li comprano ormai solo le banche, il fenomeno è dilagante. E l’acquirente tipo, non è affatto il classico cliente del private banking o del wealth management: «Altro che investimento per pochi – spiega felice Maurizio Sacchi, pioniere del mercato italiano dei diamanti da investimento e fondatore della Diamond Private Investment, società di intermediazione che rivendica la leadership del mercato – quello dei diamanti è un mercato “democratico”: costano tra i 3.800 euro e 20mila euro e il loro acquirente-tipo è di età compresa tra i 40 e i 65 anni. In larga misura si tratta di imprenditori e impiegati, la maggior parte dei quali in pensione. Perchè li comprano? Perché un diamante è una riserva di valore, perché non sono esposti alla volatilità delle Borse e perché non sono tassati né all’acquisto né alla rivendita. Senza contare che garantiamo il riacquisto se il cliente vuole rivenderli». Le pietre da investimento non si vendono nelle gioiellerie: alle spalle hanno un micro circuito di intermediari come la Dpi che si riforniscono al mercato di Anversa, in Belgio. A regolare il settore è il colosso De Beers che opera alla stregua di una Banca centrale: per garantire stabilità ai prezzi la multinazionale aumenta e diminuisce la produzione nelle miniere che controlla. Pochi giorni fa, ha annunciato il primo aumento dei prezzi dal giugno 2014: +2% in un’asta di diamanti (ne fa 10 l’anno) che ha portato 660 milioni di dollari nelle casse del gruppo.

Anche se al contrario dell’oro i diamanti non hanno una contrattazione continua che ne fissa il prezzo su un mercato regolato, l’opacità non frena la crescita: «Negli ultimi 10 anni – aggiunge Sacchi – la crisi economica e la volatilità delle

Borse hanno favorito il boom: Dpi ha registrato 20mila clienti negli ultimi 10 anni e solo a fine aprile ne abbiamo registrati altri 8.980. I ricavi sono saliti dai 70 milioni nel 2014 a 150 milioni nel 2015: nel 2016 dovremmo arrivare a 450 milioni di ricavi. Il prossimo passo sarà l’Europa: finchè i tassi sono a zero e la Borsa sul toboga, c’è spazio per un diamante». E lo spazio è ampio soprattutto in banca, canale di vendita per eccellenza: «Abbiamo accordi con Intesa Sanpaolo – conclude Sacchi – Monte dei Paschi di Siena, Bpm e un’altra decina di istituti per un totale di oltre 12.000 sportelli bancari». Con il mercato dei bond bancari in secca, i diamanti sono diventati insomma un buon investimento anche per le banche che li vendono.

Che dire? Che il QE della Bce ha salvato certamente l’Euro e la tenuta finanziaria dell’Eurozona, ma ha fatto poco per tranquillizzare i piccoli risparmiatori. Il denaro, del resto, compra asset ma non fiducia.

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