Home / Articoli del presidente / COMPRO ORO: IL REVERSE CHARGE INCASSA UN’ALTRA VITTORIA – Leggi l’articolo a cura del dott. Nunzio Ragno

COMPRO ORO: IL REVERSE CHARGE INCASSA UN’ALTRA VITTORIA – Leggi l’articolo a cura del dott. Nunzio Ragno

Fiscal Focus

Già da tempo chi scrive aveva previsto la possibilità di poter assolvere l’IVA nelle cessioni di oggetti preziosi usati e/o avariati a fonderie (precedentemente acquistati, per lo più, da soggetti privati) con il meccanismo del Reverse Charge (art. 17, co.5, D.P.R. 633/72);


infatti, si era ritenuto corretto (sulla base di svariati documenti ed azioni di natura amministrativo/fiscale – già citati in altri articoli – AdE Pescara, AdE Perugia, AdE Matera, AdE Cagliari, varie sentenze CTP e CTR) tale comportamento fiscale IVA per gli esercenti l’attività di “Compro Oro” che rivendono gli oggetti preziosi, tal quali come acquistati, a soggetti economici che esercitano come unica e sola attività di impresa quella della fusione dei beni acquistati, per trarne oro da investimento e/o materiale d’oro e non certo anche l’attività di commercializzazione degli stessi beni preziosi sotto forma di gioielleria ornamentale. A rafforzare tale convincimento è stato l’Interpello/Parere n. 904-245/2013 del 22 luglio u.s. dell’Agenzia delle Entrate DRE Lombardia – che ha disposto in modo inequivocabile la corretta applicazione del reverse charge per i compro oro che cedono gli oggetti preziosi acquistati a fonderie (Operatori professionali in oro) che si occupano solo ed esclusivamente della fusione dei preziosi. La condizione prioritaria e fondamentale, appunto, per tale applicazione è la non equivocità della destinazione degli oggetti a un processo di trasformazione con fusione tanto da non renderli più utilizzabili nello stato in cui si trovano, quindi successivamente rivendibili come prodotti finiti. Naturalmente, il soggetto cessionario, così come previsto e disciplinato dalla Legge n. 7/2000 (Nuova disciplina del mercato dell’oro) deve assumere la qualifica di Operatore Professionale che opera come azienda dedita all’affinazione e successivo recupero dei metalli preziosi. Altra condizione posta dalla DRE Lombardia è la forma e la natura della’attività esercitata dal cedente, e non solo dal cessionario, che dovrebbe occuparsi solo ed esclusivamente del commercio all’ingrosso, non anche di quello al dettaglio, dei beni in oro trattati.

Ad onor del vero, appare necessario e doveroso registrare che ad anticipare tali previsioni fiscali sull’applicazione dell’inversione contabile (Reverse Charge) nel commercio dei preziosi usati e/o ceduti sotto forma di rottami erano già intervenute le DRE della Toscana e della Lombardia con i relativi Interpelli e successivi Pareri del 01/09/2011 prot. n. 911-35481 e del 31/10/2011 prot. n. 130749. Infatti, già la DRE della Toscana si era espressa a favore dell’utilizzo del reverse charge in considerazione della destinazione dei materiali d’oro acquistati e poi rivenduti a fonderie per la sola fusione degli stessi; cioè l’univoca destinazione dei beni preziosi all’esclusiva attività di ricondizionamento (rif. AdE n. 954-439/2010), da parte del cessionario, costituisce la circostanza che consente di assimilare la cessione dei materiali alla cessione di oro industriale e, pertanto, di assolvere l’IVA con il meccanismo dell’inversione contabile disciplinato dall’art.17, co 5, D.P.R. 633/72. Tale disposizione è stata concepita dalla stessa Agenzia emanante come un obbligo e non una facoltà fiscale, naturalmente, nei casi contemplati nello stesso documento di prassi: “omissis […] Alla luce di quanto sopra discende pertanto che se la contribuente istante effettua cessioni di prodotti di oreficeria qualificabili come rottami […] nei confronti di un cessionario che esercita quale unica ed esclusiva attività quella del ricondizionamento dell’oro, tali cessioni dovranno essere necessariamente a assoggettate alla procedura del reverse charge di cui all’art. 17, co. 5, del Dpr n. 633/72”.

Poco dopo, anche la AdE DRE della Lombardia, chiamata ad esprimersi a fronte di un “Interpello” proposto da una associazione di settore, conferma la tesi espressa precedentemente dalla DRE Toscana a favore dell’applicazione dell’inversione contabile per le cessioni a fonderie, riprendendo, come base di riferimento, la Risoluzione AdE n. 375/E del 2002 e la Risoluzione n. 161 del 11 novembre 2005 (semilavorati riconducibili a materiale d’oro a uso industriale); tale parere, peraltro, per nulla esclude il contenuto e ciò stabilito dal documento emanato dalla Banca d’Italia il 28/05/2010, che se pur non perfettamente coincidente con quanto di previsione dell’Amministrazione Finanziaria, si pone l’obiettivo di uniformare l’aspetto fiscale del trattamento delle cessioni dell’oro destinato alla lavorazione.

Il Parere dell’AdE DRE Lombardia n. 904-245/2013, da ultimo emanato, quindi, non fa altro che ratificare ciò precedentemente stabilito, in linea generale, da altri documenti di prassi amministrativa già diffusi, con una più puntuale analisi delle condizioni soggettive ed oggettive da verificarsi per il riconoscimento legittimo dell’applicazione del meccanismo del reverse charge nelle cessioni di preziosi effettuate dai compro oro ai loro cessionari. Dovranno essere soddisfatte, pertanto, le seguenti circostanze: 1) destinazione inequivocabile ed esclusiva degli oggetti trattati a fusione; 2) possesso dei requisiti professionali del cessionario; 3) esclusivo e solo esercizio dell’attività all’ingrosso in capo al soggetto cedente e non anche quello al dettaglio (assenza di una specifica autorizzazione di commercio al dettaglio). A tal proposito, si rimarca che fatti salvi i primi due punti sopra citati (rif. 1), 2), ), sembrerebbe fungere da novità l’ultimo, cioè, l’esercizio esclusivo del commercio all’ingrosso da parte del cedente con mancata disposizione, in capo allo stesso, di una specifica autorizzazione commerciale ad esercitare il commercio al dettaglio. Condizione, in realtà già intuita e suggerita in vari contesti Istituzionali, di difese tributarie, pubblicistici e convegnistici dallo stesso scrivente, già a partire dall’emanazione del Parere AdE 954/2010. Ciò detto, rimarrebbe però opinabile il concetto di detenzione, in forma generalizzata, di una licenza per la rivendita al dettaglio; infatti, non accade poco spesso che diverse società primarie fonderie (attività di recupero di metalli preziosi e rivendita degli stessi sotto forma di oro da investimento), si trovino nella condizione di voler e/o poter vendere il ricavato dei propri processi di lavorazione, fusione e affinazione in lingotti di oro puro e/o monete ad uso investimento. Quindi, sarebbe più opportuno specificare, ai fini di un più puntuale chiarimento sull’utilizzo del reverse charge nei casi di specie, che è il successivo e ulteriore commercio, da parte del cessionario, dei soli beni preziosi acquistati (tal quali sotto forma di beni finiti che rappresentano gioielleria a uso ornamentale) a impedire l’assolvimento dell’IVA da parte dello stesso cessionario con il reverse charge, in quanto non risulterebbe garantita, in primis, l’univoca e immodificabile destinazione alla lavorazione industriale dei beni ceduti (rif. Parere AdE 954/2010) e, successivamente, la mancata esclusione dall’assimilazione al trattamento tributario IVA riservato al materiale d’oro a uso industriale previsto dalla Legge n. 7/2000.

dott. Nunzio RagnoAutore: dott. Nunzio Ragno
Presidente Associazione Nazionale “Tutela I Compro Oro”
dottore commercialista – revisore legale dei conti

IN EVIDENZA

classifica-censis-2012-facoltà-di-economia--295x200

NEWSLETTER N° 17/2017: COMMERCIO DI OGGETTI PREZIOSI – LIMITE ALL’UTILIZZO DEL CONTANTE DI € 500,00: CONTRAZIONE DEI VOLUMI E MINORI ENTRATE PER L’ERARIO

A partire dal 5 luglio 2017, data dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n° 92 ...

Lascia una risposta

Attendere prego...

Iscriviti alla newsletter

Vuoi rimanere aggiornato sulle nostre pubblicazioni? Inserisci il tuo indirizzo mail nel campo sottostante.