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CAMBIO DI SCENARIO, I GIOIELLIERI VENDONO MENO E TRATTANO SEMPRE PIU’ L’OGGETTO PREZIOSO USATO – Leggi l’intervista rilasciata dal dott. Nunzio Ragno

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Meno Far West e nuove regole I Compro Oro calano
Cambio di scenario I gioiellieri vendono meno e trattano sempre più l’oggetto prezioso usato
Il numero dei negozi, dopo l’impennata degli anni scorsi, è considerevolmente calato. Così come il giro d’affari complessivo. Ma il fenomeno della “compro-oreficeria usata” sembra ormai stabile e integrato nel tessuto economico nazionale, e per certi versi conserva appeal. Spentosi il tanto chiacchierato periodo del boom, non ha forse più senso parlare di crisi dei Compro Oro, quanto interrogarsi sulla nuova faccia e sul futuro (regolamentato) di un comparto che oggi registra transazioni per un totale di 155-160 tonnellate di metallo prezioso.
Un settore che affronta diversi cambiamenti, anche di natura “sociologica”, ma che d’altra parte fatica ancora a liberarsi dal morso della criminalità, inclusa quella organizzata: mentre si aspetta da tempo l’arrivo di una normativa che regoli il mercato dell’oro, gli episodi di ricettazione, riciclaggio, evasione fiscale di alcuni esercenti continuano così a riempire le pagine di cronaca.
Sottolinea Antico, l’Associazione nazionale tutela compro oro, che sono circa 22.500 i negozi che acquistano oggetti preziosi usati per rivenderli solo alle fonderie (erano oltre 36mila un paio di anni fa). «Si tratta di un ridimensionamento inevitabile – spiega il presidente Nunzio Ragno – dopo l’ondata di aperture, spesso improvvisate, sorta in scia ai bisogni economici dei cittadini e alle alte quotazioni dell’oro. Il deprezzamento del metallo giallo, l’elevata concorrenza e la riduzione dei quantitativi ritirati hanno poi influito sulla contrazione».
Nel frattempo, sono emersi due fenomeni incrociati. Da un lato, alle prese con il calo di produzione e vendita del nuovo, i gioiellieri hanno dato più spazio all’attività di compravendita dell’usato. Dall’altro, gli stessi Compro Oro hanno cominciato a “ricondizionare” e rivendere i preziosi, anziché fonderli. Tra gli uni e gli altri, il comparto registra un fatturato di 4,8-5 miliardi, secondo Antico. Cifre non certo paragonabili ai 10-12 miliardi del 2013, ma «il settore tiene anche perché almeno il 60% degli oggetti in oro prodotti dal dopoguerra al Duemila, e rivenduti fino ad oggi, è ancora in mano alle famiglie italiane» dice Ragno. «L’andamento delle quotazioni dell’oro incide sulla contingente attività di ritiro, non sulla generale e consolidata propensione a liberarsi dei preziosi quando necessario».
Se si decide di vendere al Compro Oro, i principali consigli sono di far valutare i gioielli a più attività, accertarsi che il bilancino sia a vista, per controllare prima e durante la pesata (ma meglio presentarsi con il peso già verificato), non accettare pagamenti in contanti pari o superiori a mille euro. (vedi a fianco)
Nell’attesa di una stringente normativa di settore. Da giugno 2014 sono infatti all’esame della commissione Industria del Senato tre disegni di legge, in materia di mercato dell’oro e materiali gemmologici. Il Ddl 237, in particolare, prevede di rendere i Compro Oro soggetti ai requisiti indicati per gli operatori professionali dalla legge 7/2000 (“Nuova disciplina del mercato dell’oro”).
Creare un apposito registro telematico degli operatori, per rendere tracciabili gli oggetti compravenduti (informazioni e documenti dettagliati andranno inviati entro 24 ore dallo scambio). Estendere le disposizioni antiriciclaggio, quindi gli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione delle operazioni sospette. Imporre la presenza di bilance in vista e istituire un borsino dell’oro usato, aggiornato quotidianamente e pubblicato sui siti internet delle Camere di commercio, per tutelare i consumatori da eventuali truffe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dario Aquaro

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