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A.N.T.I.C.O. – QUOTAZIONI ORO IN CALO MA RIPRENDE IL MERCATO DEL GIOIELLO – Leggi l’intervento a cura del dott. Nunzio Ragno

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“Cala la quotazione dell’oro, ma riprende il mercato del gioiello”. A dirlo a Labitalia Nunzio Ragno, presidente di Antico, l’Associazione nazionale che si occupa del comparto orafo. “Una serie di dinamiche congiunturali globali -spiega- di tipo finanziario ed economico stanno provocando molteplici effetti contrastanti nel comparto aurifero. Da una parte, si assiste al ridimensionamento della quotazione dell’oro e, dall’altra, la riduzione del costo della materia prima e determinati fenomeni sociali lasciano prevedere un incremento considerevole della domanda di gioielleria, soprattutto nei paesi asiatici”.

“La crescita media dei salari e l’incremento demografico di India e Cina -sostiene- lasciano immaginare la tendenza a un aumento della richiesta di gioielli nel prossimo futuro. La spinta alla domanda viene principalmente dai matrimoni, poiché la dote delle spose indiane è composta mediamente da 200 grammi di oro e i matrimoni stimati si collocano tra i 5 e i 7 milioni l’anno, data la popolazione formata per il 50% di soggetti con età inferiore a 25 anni”.

“Le cause della contrazione del valore dell’oro -fa notare Nunzio Ragno- sono diverse. Tra le variabili principali che hanno giocato un ruolo fondamentale, c’è la stabilizzazione dei mercati finanziari, vedi il rientro del pericolo Grexit e la gestione della bolla finanziaria da parte della Cina, in cui, contestualmente, i privati hanno fatto ricorso alla vendita di oro per fronteggiare il rientro dall’esposizione finanziaria e la contrazione di crescita dell’economia che ha ridotto la domanda di materie prime di cui il paese orientale è il maggior consumatore”.

“Gli investitori cinesi -continua- che si sono indebitati con gli istituti di credito per investire in azioni, quando hanno iniziato a subire minori guadagni rispetto alle attese dagli investimenti azionari, con conseguente richiesta di rientro dal debito (garantito dalle stesse azioni) da parte delle banche, sono dovuti ricorrere alla vendita dell’oro da investimento”. “Proprio dalle hedge funds cinesi, inoltre, si sospetta -afferma il presidente di Antico- che sia partita la strategia speculativa sull’oro. Altro elemento importante che gioca un ruolo decisivo in questa partita evolutiva delle quotazioni dei metalli nobili è rappresentato dalle previsioni di innalzamento dei tassi di interesse da parte della Fed, rimandato a settembre dopo che a marzo i dati sul potere di acquisto dei salari non lo hanno permesso nonostante la contrazione del tasso di disoccupazione”.

“A fronte del rasserenamento del clima sui mercati finanziari -assicura- gli investitori fanno meno richiesta del bene rifugio per eccellenza e collocano i propri capitali nei mercati azionari e obbligazionari dinamici che promettono rendimenti positivi rispetto all’oro che non corrisponde né dividenti né interessi. Il tutto, rispetto all’oro, reso più difficile dall’apprezzamento del dollaro conseguente all’atteso innalzamento dei tassi di interessi negli States, che renderà più costoso l’acquisto di oro con altre valute, giacché l’oncia è quotato in dollari”.

“Sul versante dell’economia reale -ammette Ragno- il calo del prezzo del petrolio (attestatosi intorno ai 50 dollari al barile) ha ridotto notevolmente i costi di produzione; l’inflazione contenuta sostiene i consumi (nonostante le politiche monetarie espansive di Stati Uniti, Giappone ed Europa) e la timida ripresa economica hanno innescato un clima di fiducia negli investitori che liberano risorse con l’offerta di oro e reimpiegano le stesse in capitale di rischio o capitale di debito”.

“Nonostante ciò -sottolinea- le previsioni sull’andamento della quotazione del metallo giallo restano buone, in quanto, a fronte dell’attuale e consistente crescita dell’offerta di oro, si registra, per converso, una altrettanto crescita della domanda dell’oro proveniente dall’industria orafa internazionale e dagli Stati che intendono incrementare le proprie riserve auree”.

“Alla luce di queste ultime tendenze commerciali -rimarca il presidente di Antico- è bene adeguare le proprie attività agli sviluppi del mercato e, dunque, spostare l’attenzione anche alla commercializzazione della gioielleria nuova, in prosecuzione della trasformazione che ha portato il classico compro oro dal ritiro dei preziosi da destinare a fusione al commercio al dettaglio dell’usato”.

Sebbene, in misura ridotta, “il ritiro dell’usato rimarrà attivo considerato che, dati i consistenti costi dell’attività estrattiva, rappresenta una delle principali fonti da cui approvvigionarsi di materia prima. Nel settore, inoltre, si compirà una sorta di uniformazione tra i classici gioiellieri che hanno spostato la loro attività anche all’usato e i classici compro oro che amplieranno la loro attività con la vendita di gioielleria nuova e usata”. “Resta comunque il fatto -argomenta Nunzio Ragno- che il metallo giallo, da un lato, rappresenta un importante prodotto di investimento che diversifica il portafoglio degli investitori, mentre, dall’altro, rimane materia prima di largo impiego nella produzione industriale di ogni specie”.

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