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NUNZIO RAGNO, PRESIDENTE A.N.T.I.C.O.: “IL DECRETO LEGISLATIVO N° 92 DEL 2017 HA INTRODOTTO MISURE POCO CHIARE E MOLTE INCERTEZZE OPERATIVE”

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Nunzio Ragno, presidente dell’Associazione nazionale tutela il comparto oro (Antico), tributarista ed esperto antiriciclaggio e del settore aurifero, analizza l’attuale situazione dei soggetti dediti al commercio dell’oro e degli oggetti preziosi usati che, da tempo, sono alle prese con misure che l’Antico definisce “poco chiare e di dubbia interpretazione e applicazione operativa”, introdotte dal decreto legislativo 92 del 2017.

Cos’è cambiato dal 5 luglio ad oggi, nell’ambito del commercio degli oggetti preziosi usati, e quali sono le criticità emerse?
Dall’entrata in vigore del decreto legislativo 92 del 2017 il settore della compravendita dei preziosi usati accusa un calo sia in termini di volumi d’affari che di quantitativi commercializzati. La prova concreta è rappresentata dal numero delle iscrizioni all’Oam, che ammonta a circa 3.350 aziende con 5.500 unità operative, ossia negozi. Un dato che non corrisponde, assolutamente, alla realtà; mancano all’appello almeno 8.000 soggetti, ivi inclusi i gioiellieri che praticano tale attività anche in modo secondario. È stata introdotta una normativa che, pur avendo come obiettivo una maggiore trasparenza nel commercio dei preziosi usati, un bene sia per gli operatori che per i cittadini, presenta molteplici restringimenti e tante incertezze operative, legate all’interpretazione della norma.

A cosa si devono queste contrazioni?
L’attuale situazione è dovuta non solo dal calo fisiologico di settore ma anche dalla complessità interpretativa delle misure di contrasto ai fenomeni di riciclaggio disposte con il nuovo decreto. Le recenti disposizioni oltre a essere eccessivamente stringenti rispetto alle specifiche attività svolte degli operatori compro oro, come ad esempio il limite al contante di euro 500,00, il conto dedicato, oppure le fotografie da  scattare per ogni oggetto acquistato e/o venduto, lasciano ampio spazio a interpretazioni operative di pieno rispetto della norma; questo, al momento, a causa dell’assenza di opportuni e necessari chiarimenti rilasciati dalle istituzioni competenti, tra cui ministeri, questure e altri soggetti. Tutto ciò, da un lato, ha spinto alcuni soggetti a lasciare il settore per dedicarsi ad altre attività economiche e, dall’altro, rischia di far calare, ulteriormente, gli esercizi compro oro attivi che, in seguito a violazioni rilevate dalla Guardia di Finanza,riconducibili a condotte prive di effettiva chiarezza normativa, sono costretti a pagare ingenti somme di danaro contestate, molto spesso, per indebiti rilievi.

Quali iniziative avete già avviato e intendete avviare per proteggere l’attività dei compro oro?
Nei giorni scorsi l’Antico ha inviato, anche in nome, per conto e rappresentanza di numerose aziende associate, una richiesta ufficiale di incontro al Mef, alla Guardia di Finanza e all’Organismo degli agenti e dei mediatori creditizi. La convocazione di un tavolo tecnico, a cui possa prendere parte una delegazione della nostra associazione, risulterebbe essenziale ai fini del chiarimento degli aspetti critici, che derivano dall’applicazione delle normative antiriciclaggio (dlgs 90 e 92 del 2017) emanate, e che non sono stati riportati neanche nelle specifiche faq rilasciate dal Dipartimento del Tesoro. Tra l’altro, il problema interessa anche gli operatori professionali in oro (iscritti in Banca d’Italia) dediti al commercio e lavorazione di oro da investimento, che hanno a che fare con gli oggetti preziosi usati, la cui operatività integrata con gli stessi non è riconducibile a un preciso assoggettamento normativo antiriciclaggio. Inoltre il tavolo sarebbe utile per configurare opportuni interventi normativi che possano prevedere, quanto prima, un doveroso e auspicabile ingresso dell’Antico nell’ assemblea dell’Oam al fine di poter garantire agli operatori compro oro una rappresentanza dei soggetti iscritti, così come previsto per tutte le altre categorie economiche e professionali tenute all’obbligo di iscrizione.

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